aton vino

Aton, il nuovo Pinot Noir di Elena Walch inebria con eleganza e freschezza

Potente, elegante e di carattere: un Pinot Noir che risplende di nuova luce e non teme il confronto con i blasonati francesi

Nella sede storica della cantina di Termeno, lunedì 4 ottobre si è svolta la serata di presentazione della nuova ed entusiasmante etichetta Aton, la massima espressione di Pinot Noir della rinomata cantina dell’Alto Adige.

Alla guida di quest’anteprima mondiale, il palato esperto di Daniele Cernilli di DoctorWine, che ne ha esaltato la complessità attraverso una degustazione comparativa di 10 diverse espressioni di pinot nero.

Due le flight proposte, che hanno portato le nostre papille in viaggio tra Toscana e Alto Adige, Borgogna e Valle dell’Ahr, Nuova Zelanda e Svizzera con l’obiettivo di sorprenderci e di acculturare i palati, facendoci comprendere le mille sfumature di pinot noir che tendono all’eccellenza nel mondo.

E tra queste, signori, l’Alto Adige con Elena Walch c’è. E si merita un posto di tutto rispetto.

10 bottiglie degustate
I 10 vini degustati in comparazione

Ricordiamo che non è la prima volta che l’azienda di Termeno presenta un blauburgunder di altissima qualità, anzi, tutti conosceranno il pluripremiato Ludwig. Ma è la prima volta che Julia e Karoline, la nuova generazione alla guida dell’azienda, presentano un vino che hanno fortemente voluto, ideato e seguito fin dagli esordi.

Aton è il loro vino. Il loro debutto in abito da sera

karoline e julia

Il passaggio di testimone tra generazioni dimostra l’estrema fiducia da parte di Elena Walch nelle capacità delle figlie, che nonostante la giovane età alle spalle hanno studi e perfezionamento in Paesi chiave per la viticoltura, come la Borgogna, Bordeaux e persino in Australia, ma anche il desiderio di dare una nuova impronta, giovane ed energica, all’azienda che porta il suo nome.

La vision aziendale, da sempre vincente, infatti, parte sì dalla tradizione, nella quale affonda profonde le radici, ma rivolge anche uno sguardo attento al futuro e alla sostenibilità, con aggiornamenti continui, l’utilizzo delle più moderne tecnologie e costante attenzione alle nuove sfide. Tutto questo ovviamente, nel totale rispetto del terroir, protagonista indiscusso dei vini firmati Elena Walch.

Le vigne per un vignaiolo sono come dei figli, vanno curate e instradate nella giusta direzione affinché possano dare il meglio di sé ed esprimersi con carattere e potenza.

elena walche e le figlie in vigna

E proprio di potenza e carattere torniamo a parlare se pensiamo al prestigioso Aton, il cui nome deriva dalla simbologia egizia e vuole rappresentare l’origine della luce e della vita. La nuova vita, che oggi è guidata sapientemente da Julia e Karoline, la cui passione per il nettare divino è innata e spontanea.

Un dettaglio che non passa inosservato, anzi, rappresenta il valore aggiunto che contraddistingue un’azienda che nonostante numeri e traguardi è sempre rimasta famigliare.

Quando nasci e cresci in questo mondo non puoi non innamorartene, non desiderare di coglierne ogni sfumatura e di dare un tuo contributo nell’inarrestabile ricerca della qualità assoluta. Nostra madre in questo è stata un grandissimo esempio.

Carta di identità: Aton Pinot Noir Riserva 2017 Alto Adige Doc

Pinot nero in purezza, fatto con una precisa selezione di uve provenienti da terreni di medio alta altitudine, situati tra i 400 e 600 metri sul livello del mare a Glen e Barleith, viene prodotto in piccolissime quantità (solo 2.735 le bottiglie dell’annata presentata, la 2017).

I terreni, principalmente argillosi e calcarei, con residui marnosi, godono di un’ottima esposizione solare, la quale, unitamente al clima fresco e alla notevole escursione termica tra notte e giorno, rende questo territorio particolarmente indicato per la coltivazione del Pinot Nero, che predilige tali caratteristiche ambientali per esprimersi al meglio.

La resa, inoltre, è bassissima e la vendemmia è fatta a mano, delicatamente e a seguito di una rigida selezione. Le uve, infatti, si raccolgono solamente una volta raggiunta la perfetta maturazione fenolica e con il giusto contenuto zuccherino, affinché sia l’acidità naturale a conferirne freschezza e struttura.

Con la stessa premura si è proceduto per la vinificazione e il successivo affinamento, avvenuto in barriques di media tostatura per 12 mesi, poi in 11 mesi in acciaio e infine per altri 15 mesi in bottiglia prima di essere presentato sul mercato.

È chiaro che un vino di tale caratura ha grandi potenzialità di invecchiamento, per cui il consiglio è sempre di acquistarne almeno due bottiglie, una da bere subito, per conoscere un vino in gioventù, e una da conservare, per apprezzarlo anche in maturità.

Aton, infatti, continuerà silenziosamente ad evolvere l’ampio spettro del suo potenziale per anni a venire fino a quando qualche estimatore non deciderà di stapparlo e apprezzarlo in quel preciso momento.

La degustazione

prove di vino

Alle premesse descrittive, ecco che fa seguito la tanto attesa parte degustativa. Onorata di essere tra le prime a far volteggiare l’Aton nel calice, apprezzo ogni sfumatura di questo incredibile vino, che si presenta brillante e di un intenso color rubino.

Lo spingo verso il naso che viene subito catturato dalla nota fruttata di sottobosco, intensa e raffinata, intrinseca del vitigno. Qualche tocco floreale e poi la speziatura delicata e piacevolissima.

Al primo sorso è evidente che si tratta di un vino che cattura con avvolgenza ed eleganza, tannino equilibrato, mineralità e freschezza sorprendenti, un finale persistente e un’importante struttura in grado di preservarlo per anni. Anzi, di migliorarlo.

Grandi potenzialità si celano dietro questo vino, che non a caso è stato studiato nei minimi dettagli prima di arrivare alla perfezione odierna.

Con il Pinot Nero Ludwig abbiamo studiato ed elaborato il nostro approccio a questo vitigno. Abbiamo lavorato con molta attenzione, esplorando tutte le sue sfaccettature e, grazie alla varietà di vigneti della tenuta, abbiamo realizzato che due specifiche parcelle di vigna davano dei frutti molto particolari e diversi dal resto della raccolta. Da questa osservazione sono seguiti anni di ricerca e una rigidissima selezione, fino ad arrivare al 2017, quando abbiamo dato il “via” a quella che consideriamo la massima espressione del Pinot Noir.

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