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Le bollicine Letrari, tra tradizione e modernità

Viaggio nel mondo Letrari e del Trento DOC

Le origini e il presente

Letrari e il Trento Doc sono legati fin dall’alba dei tempi. O meglio. Fin dagli anni 50 del secolo scorso, quando Leonello Letrari iniziò a eseguire le prime spumantizzazioni per conto dell’azienda per cui lavorava all’epoca, Equipe 5.

Di ritorno da un viaggio in Francia, dove gli enologi illuminati si recavano per apprendere i segreti del metodo classico, arrivò la svolta: carico di nozioni e voglia di sperimentare, iniziò a balenargli l’idea di mettersi in proprio.

E così, ceduta la sua quota, eccolo dare vita assieme alla moglie Maria Vittoria, a quella che oggi, grazie agli studi e alle competenze della figlia Lucia, a sua volta enologa, è diventata l’azienda agricola Letrari.  Era il 1976.

Oggi l’azienda Letrari, che può contare su diciotto ettari vitati dislocati in diversi punti della Vallagarina e una moderna e funzionale cantina situata nella periferia di Rovereto, è diventata un faro di riferimento per quanto riguarda la spumantistica italiana e uno dei marchi più riconosciuti a livello nazionale di Trento Doc.

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Lucia Letrari

L’amore per la viticoltura è un affare di famiglia, tanto che Lucia ha le idee ben chiare sul suo destino. Si iscrive a enologia – all’epoca sono poche le donne che si dedicano al settore – termina con successo gli studi e, desiderosa di dare il proprio contributo in azienda, nel 1987 si tuffa nel progetto di famiglia. Sono pochi gli ettari vitati di proprietà rispetto ad altri colossi, ma sufficienti per iniziare a elaborare un metodo classico di assoluta qualità destinato a conquistare palati esperti e curiosi.

Al suo ingresso in azienda le etichette a marchio Letrari erano il Brut e il Brut Riserva. Le restanti, e in particolar modo Quore, sono frutto dei suoi studi e delle sue sperimentazioni.

La vocazione spumantistica

Nonostante a marchio Letrari si producano anche vini fermi, sia bianchi sia rossi, la loro vocazione è prevalentemente spumantistica. E qui si apre un mondo. Perché ad oggi Letrari ha sviluppato una linea di prodotti di fascia alta comprensiva di ben 9 etichette (più una decima in arrivo).

cestello letrari

Nove sfumature e nove interpretazioni del Metodo Classico, una più curiosa e sorprendente dell’altra. Vini che si diversificano per residuo zuccherino, percentuali di uve utilizzate o diverso riposo sui lieviti, ognuno con una sua personalità, ma tutti riconducibili alla filosofia Letrari.

É questo, a mio avviso, uno dei grandi pregi: tutti sono identificabili nella mano esperta di Lucia. Tutti “celano” la sua impronta, schietta ma al contempo elegante. Il suo modo di assemblare, che segue il terroir e il vero spirito del vino, non tanto le mode.

La degustazione e il mondo Letrari

A ognuno la sua bolla: dalla più immediata a quella che si presta all’abbinamento gourmet

Raccogliere e diversificare nove (quasi dieci) etichette di Trento Doc restando pur sempre fedeli a un fil rouge di base significa essere dei maestri. E se avrete il coraggio (e il fegato) per assaggiarle tutte mi darete ragione. Nel frattempo l’ho fatto io per voi.

cuve blache

Il primo stappo ci presenta la Cuvée blanche vendemmia 2018, uno chardonnay in purezza che, nonostante sia considerato un prodotto base, fa 24 mesi sui lieviti prima di entrare in commercio e presenta un dosaggio di 6gr/l .

Una bollicina di estrema piacevolezza e freschezza, dove prevale un fiore bianco molto delicato e la frutta fresca. Un vino immediato, morbido e non troppo impegnativo, da sorseggiare in ogni occasione. Raggiunge l’apoteosi se stappato fronte mare con la brezza nei capelli.

Nel secondo calice un prodotto iconico Letrari, il Brut (vendemmia 2018). La differenza basilare sta nel fatto che qui lo chardonnay raggiunge l’80% e il restante 20% è di pinot nero, mentre il residuo zuccherino è di 4gr/l.

Un vino al quale la percentuale di pinot nero regala struttura, spina dorsale e verticalità – spiega Lucia – unitamente al fatto che 2gr/l in meno si sentono subito, dando freschezza senza però togliere eleganza alla beva. Il perlage, continuo e fine, accarezza il palato e ne invoca un secondo calice.

Proseguiamo con il Dosaggio Zero, la versione zero zuccheri del brut (vendemmia 2018). La percentuale di pinot nero e chardonnay è la medesima del brut, con una permanenza base sui lieviti di circa 24/30 mesi. L’assenza di zuccheri aggiunti rende ancora più percepibile la verticalità e l’immediatezza di questo vino, pronto a stupire per la soffice spuma e l’innata dinamicità che lo rende di lunga e continua persistenza. Ottimo sia come aperitivo sia tutto pasto, grazie alla presenza di una bolla che sgrassa alla perfezione e al contempo di una piacevole freschezza.

Le riserve

Con la prossima etichetta entriamo nel mondo delle riserve. Cosa significa? Che i prodotti in questione subiscono un invecchiamento minimo superiore rispetto alla versione base dello stesso vino. E di conseguenza a variare è anche la bevibilità.  Vini che Lucia e il suo staff tecnico riconoscono per potenziale in divenire e che daranno il meglio di sé dopo un lungo riposo e affinamento sui lieviti.

Si consideri che per Trento Doc il riposo minimo è di 15 mesi (Letrari ne fa minimo 24) e 36 mesi per le riserve, mentre Letrari parte almeno da 60 mesi.

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Il primo a salire sul nostro piedistallo è Quore (vendemmia 2015), 100% chardonnay, 4 gr/l e 60 mesi di permanenza sui lieviti, nato dall’amore di Lucia per questo vitigno, considerato principe del Trentino.

Giallo dorato e pomposo al primo sguardo, mentre al naso offre una gamma di fragranze che vanno dalla crosta di pane ai toni vanigliati, ma anche frutta gialla matura, aspetti minerali e potenza di suolo. Il gusto è pieno e rotondo nella sua complessità, dove si trovano le note del frutto maturo rilanciate su un sottofondo di agrumi e spezie. Un vino fresco e vivace, pieno e di solida struttura, con un finale quanto mai persistente, proprio come il suo finissimo perlage. E ancora: ampio, morbido, accomodante.

Lo step successivo è il Brut Riserva (vendemmia 2015), anch’esso con 60 mesi sui lieviti e dosaggio di 4gr/l, che però vede aumentare la percentuale di pinot nero rispetto alla versione non riserva. In questo caso arriva al 40%, mentre lo chardonnay si ferma al 60%.

Indomito nella sua versatilità, brillante nel colore verde oro quanto coinvolgente sia nel profilo aromatico come nell’opulenza gustativa. Sapido e croccante nel gusto, ha potenza, freschezza e un finissimo cangiante perlage.

Il penultimo calice ospita il Dosaggio Zero Riserva (vendemmia 2015), un vino che delinea gran carattere, complessità e pulizia. Dove i sentori di frutta a polpa gialla esotica lasciano il passo alla mineralità, alle note di grafite e di polvere da sparo.

Perfetto da abbinare a tavola, con piatti gourmet, grazie anche alla persistenza e finezza di perlage. Strutturato e armonico, è un prodotto che i palati più esperti capiscono e apprezzano.

Concludiamo con una chicca, il Rosè Riserva +4, vendemmia 2011, che conta 110 mesi sui lieviti (semplificato si traduce con 9 anni). Il 70% è di pinot nero, mentre il restante 30% di chardonnay.

Si presenta con colore rosa antico brillante, che tende al ramato. Al naso è complesso ma non invadente, floreale, fruttato e con una nota ossidativa, quasi fumè. Al palato suadente, armonioso, per una leggiadra sensazione di rigogliosa godibilità. Bollicine fini e sinuose accarezzano il palato lasciandolo estasiato. Un vino versatile che si abbina a diversi piatti, grazie alla capacità di potenza e alla bevibilità non scontata.

La riserva del Fondatore 976, invece, dedicato appunto a Leonello Ferrari, è finito direttamente in cantinetta ed è pronto per essere stappato in una grande occasione. Composto a sua volta da pinot nero e chardonnay in pari percentuale, riposa un minimo di 120 mesi sui lieviti prima di vedere la luce ed entrare nelle nostre case.

Un vino caldo, dalle note evolutive – sappiamo tramite i racconti – e con una presenza importante. Quando lo stappiamo non mancheremo di scriverci due righe.

 

       Qualche dato:

  • 90 mila bottiglie l’anno a marchio Letrari, di cui il 60% a riserva
  • 62 le aziende che attualmente fanno parte della Trento Doc
  • 15 le aziende che hanno fondato l’Istituto Trento Doc, tra cui appunto Letrari
  • 9,5 milioni di bottiglie di Trento Doc prodotte ogni anno dalla totalità delle cantine
  • 4 grandi aziende producono il 90% del prodotto Trento Doc, il restante sono piccole aziende a gestione famigliare
  • 70% circa dell’uva prodotta in Trentino è Chardonnay
  • 140 quintali di uva è la resa per ettaro consentita Trento Doc, ma la media è di 100/110.
  • Vendemmia rigorosamente a mano

Due domande all’enologa, Lucia Letrari

lucia letrari

Quando vendemmiate per il Trento Doc?

Tra fine agosto e la prima settimana di settembre. L’ultima parola è sempre quella dell’andamento climatico.

Qual è il tuo vino?

Sarebbe come chiedere a una madre qual è il suo figlio preferito. Ogni vino, per me, è un pezzo di cuore. Però confesso che cambio spesso gusto. Nonostante sia nata con il Brut e Brut Riserva, ho sempre desiderato fare un prodotto monovitigno, più materno e accogliente.

Da questa idea nasce Quore, 100% chardonnay. Ed è stato subito amore.

Fino a quando non si è presentata una nuova sfida…

Sei anche stata la prima in Trentino a fare dosaggio zero… è corretto?

Sì. Prima nella versione base e subito dopo con la Riserva. Amo sperimentare e dettare le mode, non seguirle. Adesso, ad esempio, il mio palato sta tornando sui dosati.

In arrivo un nuovo prodotto, Quore blanc de noir. Ci dai qualche anticipazione?

Dopo anni di studi e sperimentazioni riteniamo che il nostro Pinot Nero abbia raggiunto la necessaria struttura e maturità per essere vinificato in purezza. Un extra brut che verrà prodotto esclusivamente nelle migliori annate e andrà in commercio dal prossimo autunno.

Per restare aggiornati: www.letrari.it

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