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Firenze in 50 sfumature di gusto

Firenze a tavola: cosa fare e dove mangiare nel capoluogo toscano

Conosciuta universalmente come la culla del Rinascimento, per i suoi palazzi, musei e chiese che ospitano alcuni tra i più importanti tesori artistici del mondo, Firenze è un vero e proprio gioiello sotto diversi punti di vista.

La città natale del celeberrimo Lorenzo De’ Medici, detto il Magnifico, infatti, è da sempre una meta prediletta di amanti del bello assetati di conoscenza e di amanti del buono in cerca di esperienze culinarie non meno soddisfacenti.

palazzo vecchio firenze

E di positivo c’è che anche se incappi in un ristorante turistico, dove accanto alle voci del menù trovi disegnate le portate, tutto sommato riuscirai a pranzare in maniera decorosa.

Ma se sei tipo che non si accontenta del “buono”, ma ambisci al superlativo, allora ti consiglio di prendere carta e penna e di annotarti questi posticini sui quali metto la mano sul fuoco…a mo’ di fiorentina!

david firenze

L’aperitivo di stile nel cuore della città

Il luogo comune secondo il quale più ti avvicini al cuore della città e più hai probabilità di essere vittima di fregature per Firenze non vale. Perché il localino più centrale del capoluogo toscano, che si chiama Colle Bereto – quello con l’imponente dehor esterno per intenderci – è da mettere nei place to be senza riserva. Frequentatissimo dalla gente del posto, infatti, è diventato anche il mio posto sicuro, soprattutto all’orario aperitivo, quando propone una formula allettante e di qualità.

A prezzo fisso (15 euro) ti viene servito un cocktail più un tagliere a scelta tra l’italiano, il fusion e il vegetariano. Le porzioni abbondano e i drink meritano il bis. Anche l’atmosfera è piacevolissima, insieme alla cortesia e alla disponibilità del personale, sempre sorridente e con un occhio di riguardo.  Per la serie, andate oltre le apparenze e verrete premiati.

Pranzo in trattoria tipica

Sono tantissime a Firenze le trattorie tipiche che portano alla scoperta dei sapori toscani, quelli che badano più alla sostanza che alla forma e sono confortevoli per definizione. La cucina toscana, del resto, seppur di recupero, è ricca e generosa, e porta in tavola tantissimi piatti degni di nota, tra cui pasta fresca con sughi prelibati, zuppe, ortaggi, legumi e carni dal sapore unico, cucinate sia sulla brace sia con lunghe cotture nei cocci.

trattoria tipica firenze

Per gustarla appieno siamo stati alla Trattoria Zà Zà, nei pressi del Mercato Centrale, una vera e propria istituzione in città. Non lasciatevi spaventare dalla fila esterna (è sempre meglio prenotare), perché loro sono organizzatissimi e in men che non si dica vi faranno accomodare in una delle salette tipiche arredate secondo la tradizione del posto. Ricco e sfizioso il menù, dagli antipasti ai dolci, tutto rigorosamente homemade. Noi abbiamo trovato magnifica la pappa al pomodoro, un must, così come i pici al sugo di salsiccia, squisiti, e la battuta di chianina.

La cucina toscana rivisitata

Nella stessa zona, un’alternativa di pari livello, ma di diversa tipologia, è rappresentata dalla trattoria L’Ortone, grazioso e accogliente localino di recente entrato nella guida Bib Gourmand Michelin, ovvero in quella lista di ristoranti che propongono esperienze gastronomiche piacevoli con un menù completo a meno di 35 euro.

In tavola, dunque, arriva una cucina toscana che prende spunto dalle ricette tipiche, ma che le rivisita in chiave creativa, con amore e ricerca. Piatti dotati di…una semplicità complessa gradevolissima.

Deliziosa la lingua fritta con cipolla caramellata e yogurt al lime, il baccalà mantecato, i ravioli con ripieno di piccione e il coniglio in porchetta con scalogno candito e crema di carote. Da tornarci in ogni stagione per assaggiare i prossimi piatti.

Incursioni di mare e d’amare

Poi capita di trovarsi a Firenze e di aver voglia di pesce. Ve lo concediamo. In tal caso un porto sicuro è La Pescatoria, un localino dove la semplicità unita alla freschezza regalano momenti di gusto tutt’altro che banali. Dal crudo ai primi piatti, passando per i secondi, dove si tende a lavorare per sottrazione, ovvero mettendo in atto la minor trasformazione possibile. E così entra in bocca il vero sapore del mare. Ottimo anche il rapporto qualità – prezzo.

Tra i ristoranti da tenere d’occhio, infine, segnatevi Ventuno Bistrot, dove è possibile ordinare alla carta oppure farsi conquistare da uno dei menù degustazione proposti. Conquista al primo assaggio per la cucina raffinata del giovane ma esperto chef Simone Gori, le affascinanti mise en place e un servizio formale piacevolissimo. Il talento c’è e si vede, così come l’attenzione ai dettagli.

Lo street food fiorentino da capogiro

Ma quanto è bello passeggiare tra i vicoli di questo gioiello rinascimentale ammirandone ogni angolo? Se poi lasci correre lo sguardo, ecco che si perde tra i maestosi atri dei palazzi, le botteghe degli artigiani e le vetrine dei marchi più prestigiosi al mondo. Del resto, quando si sta bene, il tempo vola e sembra non bastare mai.

firenze street food

Talvolta capita di volerlo e doverlo ottimizzare, per cui, tra una visita culturale e l’altra, non ci resta che il tempo di un panino. A Firenze, per fortuna, caschi bene, perché tra una schiacciata con la finocchiona dell’Antico Vinaio e un panino con il lampredotto del trippaio di San Frediano c’è solo da sbizzarrirsi. Di sempre aperto c’è anche il Mercato Centrale, che ospita una serie di corner gastronomici con proposte street food di ogni tipologia, birre e vini, anche al calice, e via dicendo. Se sei indeciso e vuoi lasciarti aperte diverse opzioni, questa è la scelta migliore.

La pizza napoletana a Firenze

Sì, ho un problema di dipendenza dai lievitati e dalle pizze in particolare, tanto che ogni volta che visito una nuova città mi piace testare la sua versione migliore. E così è stato anche a Firenze, dove abbiamo scoperto esistere un locale da applausi, che si chiama Sophia Loren Restaurant.

A chi è dedicato lo si può intuire facilmente, ma la cosa che forse ignori è che le pizze in menù sono state firmate da Francesco Martucci, del celeberrimo locale i Masanielli di Caserta, da diversi anni considerata la miglior pizzeria del mondo. Mentre i piatti della cucina (che non ho ancora avuto occasione di testare) sono stati firmati dallo chef pluristellato Gennarino Esposito.

La carnazza, quella buona

Ti stavi già per domandare se fossi uscita di senno dimenticandomi della regina della cucina toscana, la carne alla brace. E la risposta, ovviamente, è: “mai sia!”. Eccomi dunque alla ricerca della miglior fiorentina della città, come un bravo lagotto fa con i suoi adorati tartufi.

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Manco a farlo apposta il ristorante su cui poso gli occhi si trova proprio a due passi dal mio hotel e subito mi sento una donna fortunata, perché dopo l’abbuffata verso la quale mi dirigo a tutta velocità, so già che la mia autonomia crollerà precipitosamente.

Il locale in questione si chiama Trattoria dall’Oste Chianineria. E ho detto tutto. All’ingresso una carrellata di carni in camera di frollatura come se fossimo dal gioielliere – e in effetti lo siamo – perché sono pregiatissime.

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Un assaggino di ribollita è d’obbligo, giusto per aprire lo stomaco, e poi via di carnazza con fagioli e patate al forno di contorno. Oltre alla fiorentina, che rimane la regina, ti consiglio di provare anche altre carni, di provenienza anche estera, e i diversi tagli. Anche la carta dei vini è all’altezza e pullula di etichette locali e non da abbinare ai piatti del menù.

L’ultimo tocco di toscanità lo porta un attore che interpreta il Sommo Poeta e recita in maniera impeccabile i canti della Divina Commedia. Ora sì che siamo completamente avvolti nell’atmosfera giusta.

Il secret bar

Più segreto di così si muore. Al Rasputin non ci si può capitare per caso, perché non c’è nulla – né insegne né citofoni nominali – che ti possa condurre in questo locale se non i racconti di amici che già ci sono stati o di gente del posto che è solita frequentarlo. Non è il solito cocktail bar per turisti, ma un luogo raccolto riservato a pochi intimi, curiosi di rivivere le atmosfere che hanno caratterizzato l’epoca del proibizionismo.

 

L’accoglienza, com’è giusto che sia, è molto discreta e per accedere alla saletta di degustazione si scendono delle ripide scale, proprio come si faceva nell’America degli anni ‘20 e inizi anni ‘30.

Luci soffuse, musica di sottofondo ma mai assordante e camerieri preparatissimi ma quasi invisibili sono il preludio di un’autentica esperienza da secret bar, grazie anche all’ampia disponibilità di spiriti ricercati e cocktail sofisticati da veri intenditori.

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